Info utili
E’ una indagine che utilizza i Raggi X (radiazioni ionizzanti) per studiare alcune strutture anatomiche (ossa, articolazioni, polmoni, denti etc.); le radiazioni ionizzanti sono potenzialmente dannose, tuttavia nell’impiego corrente in radiologia diagnostica (grazie anche alle moderne tecnologie) il rischio, ancorchè non nullo, è minimo ed accettabile.
Comunque la legge impone che se ne deve evitare l’utilizzo in assenza di una indicazione clinica specifica ed inoltre le donne in età fertile devono escludere gravidanze in corso per evitare eventuali danni al feto.
L’esame non è doloroso né fastidioso, il paziente viene posizionato nell’apparecchio radiologico secondo le posizioni e decubiti previsti per lo studio del distretto in esame.
Durante l’esecuzione dell’esame il paziente è invitato a mantenere l’immobilità ed in alcuni casi a trattenere il respiro.
Il Medico Specialista Radiologo valuterà l’indicazione clinica e giustificherà la necessità ed insostituibilità dell’indagine in relazione al quesito proposto ed alla situazione clinica che lui verificherà e, se opportuno, proporrà eventuali altre indagine sostitutive.
Il Medico Specialista Radiologo ed il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica preposto adopereranno tutte le procedure per minimizzare ragionevolmente la dose di radiazioni ionizzanti (principio ALARA)
Cosa può succedere – Eventuali complicanze
Non esistono complicanze legate all’esecuzione degli esami radiologici che non richiedono utilizzo di mezzi di contrasto o di procedure invasive percutanee; gli esami radiologici non comportano inoltre alcuna conseguenza in caso di allattamento; i raggi x non «restano» nell’organismo.
Preparazione necessaria – Raccomandazioni
Prima dell’esame di solito non è necessaria nessuna preparazione – E’ opportuno liberarsi degli oggetti metallici che occupano la parte del corpo da indagare
Quando ritenuto necessario ed opportuno verranno utilizzati indumenti protettivi in gomma piombifera.
Preso atto di queste informazioni il paziente può tranquillamente richiedere ulteriori spiegazioni al Medico Radiologo e recedere dal consenso all’esame in qualsiasi momento
Si ribadisce quindi che le donne in età fertile devono avere la certezza assoluta di non avere una gravidanza in corso; i raggi X, in alcuni casi, potrebbero nuocere al feto; nel caso abbiate dei dubbi avvertite comunque il medico specialista radiologo prima dell’esame il quale valuterà i vostri dubbi.
E’ una particolare apparecchiatura TAC dedicata esclusivamente allo studio radiologico 3D del distretto osseo maxillo-facciale e, frequentemente, alle applicazioni odontoiatriche, specie dopo la ampia diffusione delle tecniche implantologiche ed in generale della chirurgia odontoiatrica.
Utilizza un fascio di Raggi X conico pulsato che ruota attorno alla testa del paziente; la dose di radiazioni che utilizza è di molte volte inferiore alla normale TAC mentre rispetto alla semplice ortopantomografia (la cosiddetta panoramica dentaria 2D) può comportare una dose doppia o tripla ma con il vantaggio della visione 3D spesso molto utile e talvolta insostituibile.
No, la TAC «Cone Beam» consente al radiologo di:
- Indentificare con precisione l’estensione dei processi infiammatori provenienti dai denti;
- Identificare lesioni tumorali ossee vicine ai denti;
- Studiare tutte le patologie dei seni paranasali che sono cavità vicine ai denti;
- Identificare il coinvolgimento delle ossa mascellari da parte di malattie di tutta la cavità orale e del collo.
Si ma la dose di radiazioni impiegata nella Densitometria ossea a doppia energia è estremamente bassa ed enormemente inferiore a quella che si utilizza nelle normali radiografie (1-5 microsievert)
Altri metodi di misura (ultrasuoni, TAC) sono meno precisi o comportano una esposizione maggiore alle radiazioni ionizzanti
La densitometria ossea a doppia energia del rachide lombare e del femore rappresenta quindi il miglior indicatore diagnostico di osteoporosi e di rischio di frattura riconosciuto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.
C’è però ampio consenso nel consigliare l’indagine densitometrica solo su base individuale ed in considerazione dell’età e della presenza di fattori di rischio.
Nell'esame di tomosintesi, il tubo radiogeno esegue un movimento ad arco durante il quale procede con una serie di esposizioni in sequenza: il risultato di tali esposizioni viene riprocessato in modo da dare vita ad una serie di immagini planari, una per ciascun millimetro di spessore dell'organo indagato.
Le immagini cosi ricostruite permettono una valutazione delle fini strutture del seno, libere da sovrapposizioni indesiderate e non inficiate dall'eventuale elevata densità radiologica dell'organo: lesioni di dimensioni contenute e densità di significato sospetto possono essere rivelate con maggiore accuratezza e precisione.
Gli esami diagnostici non evitano la comparsa del tumore alla mammella ma possono frequentemente scoprirlo nelle fasi iniziali del suo sviluppo.
La diagnosi tempestiva del tumore alla mammella consente di ottenere in moltissimi casi riduzione di mortalità con ricorso a terapie meno aggressive.
Un 15-20% circa dei tumori della mammella non si vede con la sola mammografia per cui è spesso utile integrare la mammografia con l’ecografia e con la visita presso lo stesso specialista.
Non esiste una regola valida per tutte le donne.
Oltre che dall’età dipende dai fattori di rischio individuali e familiari e dalla densità della mammella.
Comunque dopo i 40 anni di solito la cadenza può tranquillamente essere annuale e comunque mai oltre i due anni.
Un nuovo studio scientifico condotto negli Stati Uniti e recentemente diffuso ha rilevato che iniziare gli screening mammografici annuali del cancro al seno all’età di 40 anni e mantenerli almeno fino a 79 anni è la strategia più efficace per ridurre significativamente la mortalità con rischi associati minimi (falsi positivi, biopsie benigne).
Lo studio ha dimostrato in particolare che:
Lo screening mammografico annuale tra 40 e 79 anni riduce la mortalità del 41,7%.
Lo screening mammografico biennale tra 40 e 74 anni riduce la mortalità del 30%.
Lo screening mammografico biennale tra 50 e 74 anni riduce la mortalità del 25,4%.
Inoltre, gli screening annuali per le donne di età compresa tra 40 e 79 anni hanno prodotto i tassi più bassi di falsi positivi (6,5%) e biopsie benigne (0,88%) rispetto agli altri scenari.
Nonostante l’esecuzione dei test diagnostici un 10% circa dei tumori non si lascia riconoscere al primo controllo e si rende evidente solo nei controlli successivi.
E’ importante pertanto rispettare la “periodicità dei controlli” per recuperare in tempo utile alla cura i tumori già presenti ma non visibili.
La Risonanza Magnetica (RM) è una tecnica diagnostica che non utilizza radiazioni ionizzanti o sostanze radioattive.
La diagnostica mediante RM sfrutta l’impiego di campi statici di induzione magnetica e impulsi di onde elettromagnetiche a radiofrequenza.
La Risonanza Magnetica si configura come esame diagnostico non invasivo; la tipologia e l’intensità di campi magnetici e di impulsi di radiofrequenza che vengono utilizzate nelle applicazione mediche sull’uomo non hanno effetti nocivi.
Nel caso di prescrizione di RM su donne in stato di gravidanza accertata o presunta viene comunque raccomandata la valutazione della giustificazione all’indagine diagnostica.
I pazienti possono essere sottoposti all’esame RM dopo che il Medico Responsabile della prestazione diagnostica (MRP) avrà escluso ogni possibile controindicazione utilizzando un apposito questionario anamnestico e il paziente abbia sottoscritto il modulo di consenso informato.
Il Paziente deve:
- Depositare nello spogliatoio ogni oggetto metallico o smagnetizzabile come telefono, monete, orologio, chiavi, orecchini, spille, gioielli, fermagli per capelli, tessere magnetiche, carte di credito e similari;
Togliere protesi dentarie mobili , apparecchi per udito, occhiali, lenti a contatto;
Spogliarsi e indossare gli appositi indumenti monouso forniti dal personale.
La durata dell’esame è mediamente di 30 minuti.
Le condizioni di ventilazione, illuminazione e temperatura sono tali da assicurare il massimo benessere ed evitare effetti claustrofobici.
Durante la fase dell’esame è necessario mantenere il massimo grado di immobilità per non compromettere il risultato dell’indagine.
Il paziente è sempre in contatto vocale, acustico e visivo con l’esterno della sala.
Nella sala di comando è sempre presente personale di servizio pronto ad intervenire in ogni evenienza.
